Bonghi, giochi e bimbi a Parco Sempione

Una paio di domeniche fa siamo stati tutti e tre al Parco Sempione. No, non per prendere del fumo, ma soltanto per incontrare una mia amica dell’università, anche lei con figlio, quasi coetaneo del gnappo. Così ci siamo fatti un giro per il parco dove non andiamo quasi mai visto che sono più comodi i parchetti vicino casa.

Per chi non è di Milano, Parco Sempione, “verde marrone” (cit. Elio), è famoso per i bonghi, come canta nell’omonima canzone: “piantala con sti bonghi, non siamo mica in Africa!”. E i bonghi ci sono davvero. C’è uno spazio (una specie di tribuna in cemento – che ho scoperto essere un’opera artistica, ah – dove si mettono giovani di ogni etnia ed età a smanacciare più o meno a ritmo, ma che fa tanto alternativo.

La mia è tutta invidia. In mezzo a loro c’era un tipo alto con la bandana rossa in testa e con un fisico scultoreo che mostrava al pubblico, senza maglietta anche se è ottobre. Ma lui c’ha il fisico e può. A me, se solo mi fossi tolto la giacca, sarebbe venuta la broncopolmonite la sera stessa. Chissà lui quanto tromba solo perché suona i bonghi… Dovevo imparare anch’io quando era ora.

Poi c’è un sacco di gente. I breaker sbarbati che fanno breakdance, i vecchietti, gli adolescenti che limonano duro sulle panchine, gli spacciatori di fumo e le coppie con bambini più o meno piccoli come noi. C’è addirittura uno spazio con i giochi e un baretto vicino a un asilo nido all’interno del parco. E poi c’è un trenino su rotaia per bimbi che passa in mezzo a Biancaneve e i sette nani e sotto a una mini galleria dove i bimbi urlano divertiti non appena si fa un po’ buio.

Di fianco c’è invece la pista ovale con le moto e macchinine elettriche. L’ultima che avevo visto era nella ridente Viserbella, sulla riviera romagnola, quando ci andavo da piccolo in vacanza coi miei. Stesse macchine, stessi bambini imbranati che si impiantano in mezzo alla pista, stessi addetti che saltano di qua e di là per farli andare nel senso giusto.

C’erano anche tanti papà che salivano insieme ai figli e si divertivano più di loro. Io non vedo l’ora. Voglio andarci anch’io e fare un po’ di sano autoscontro, magari tagliando un po’ la strada a chi viene da dietro stringendo la curva all’ultimo minuto… Taac! Insomma pur essendo a Milano sembrava quasi di essere in vacanza.

Poi ho visto un sacco di bambini, di tutte le età. La maggior parte biondi. Papà e mamme biondi con figli biondi. Fantastici. E poi c’erano tanti bimbi-biondi-ricchi. Te ne accorgi dai capelli. Hanno 6 o 7 anni e hanno già una pettina perfetta, con il ciuffo un po’ alla Montezemolo, quasi cotonati. Capelli vaporosi, che mentre corrono ballonzolano di qua e di là, ma che tornano perfettamente al loro posto quando si fermano. Che non si scompongono più di tanto neanche quando si tolgono la felpa. Sicuramente il gnappo non avrà quei capelli. Lo vedranno subito se andrà in quel parco che non è un bambino-ricco (né biondo).

Quando sei davanti a un bimbo-ricco lo capisci anche dal nome: Giulia Sofia, Anna Viola, Rodolfo, Ascanio… Così di solito si chiamano i bambini-ricchi. Quelli che hanno la tata, che giocano a calcio con la maglia ufficiale, i pantaloncini ufficiali, le scarpe ufficiali, e le calze ufficiali (ci sono anche le mutande ufficiali?) della loro squadra preferita. La mia è tutta invidia ovviamente. Sana invidia. Io non sono mai stato capace di giocare a calcio. E non ho mai avuto quei fantastici capelli. Però magari per i bonghi sono ancora in tempo. Non si sa mai…