Caro diario

diarioEravamo a un tavolino di un bar, a Verona, non lontano dalla casa di Giulietta, all’ora dell’aperitivo. Io avevo appena assaggiato il mio spritz e lei un analcolico alla frutta secco, quando ho scoperto che sapeva del mio blog da un paio d’anni. E in questi due anni non mi ha detto nulla. Niente. Neanche fatto intuire che lei sapesse qualcosa (o forse me l’ha fatto anche intuire, ma io in questo sono poco intuitivo).

Ci siamo guardati negli occhi. Io ero impietrito. Lei piuttosto sull’incazzato andante. Non sapevo cosa dirle. Le prima parola è stata monosillaba: “Ah…”. “Eh…”, mi ha risposto lei con uno sguardo di quelli che mi portano ad abbassare gli occhi, anche se, un po’ per orgoglio e un po’ per cercare aiuto nei suoi, cerco di resistere.

“Come sei ingenuo” è stata la frase che più mi è rimasta impressa. Ingenuo. Che è un modo elegante per non dire coglione. Come ho fatto a pensare di rimanere nell’ombra soltanto non mettendo foto mie, sue e del viso del gnappo… Non lo so. Ma all’inizio forse era più facile. Poi, pian piano, in tre anni di blog avrei dovuto immaginarmelo e uscire allo scoperto prima. E invece niente. Ho aspettato di essere con le spalle al muro e di trovarmi davanti a una scelta importante (quella del casting) per sputare il rospo. Tardi, troppo tardi.

Poi sono partito con la raffica di domande. Ero curioso. E così scopro che mi ha trovato grazie a un link su un altro blog, forse dal blogroll della Chiari o di El Gae, ma esattamente non se lo ricordava. Mi ha cazziato per la grafica che fa pena e per alcuni post in cui ho travisato completamente il suo pensiero (tipo quello su Renzi e la Boschi). Come sempre capisco pere per mele, oppure ho disconnesso il cervello in anticipo quando ne stavamo discutendo. Sarebbe un classico.

Non era contenta di come ho parlato della sua gnappa in passato, delle orecchie di cocker post gravidanza, dei tanti argomenti in cui mi sono sfogato a ruota libera. Non le sono piaciuti. Però non mi ha fatto scenate, non mi ha tirato dietro il tavolino del bar, non ha preso il primo treno Verona-Milano, non è scappata con un ballerino di rumba (per ora). Quindi non è andata poi così male.

Io ho cercato di farla sentire in colpa (senza successo). “E tu. in due anni. non mi hai detto niente?! Ma ti sembra?!”. Ma niente, non ha funzionato. Quello in torto marcio ero io. Allora ci siamo messi a parlare di mummy blog che lei legge, di questo e di quell’altro. Mi ha detto che l’anonimato su internet è una grande fuffa e che se qualcuno che ci conosce di persona capitasse su questo blog per caso mi sgamerebbe in tempo zero. Per fortuna lei non è ingenua come me.

“Quindi? Cosa devo fare? Chiudere? Andare avanti?”. “Fà come vuoi”, mi ha detto, “ma sappi che sei riconoscibilissimo”. E io che pensavo non mi avrebbe mai sgamato nessuno e per questo mi sono lasciato andare senza freno, scrivendo di tutto e di più, su tutto e tutti, su argomenti intimi e storie vere, sul gnappo, sui tradimenti degli altri, sui sogni, sulla vita mia e delle persone a me vicine. Per fortuna senza offendere direttamente nessuno. Almeno spero. Ma se qualcuno si è ritrovato in un post, dubito comunque che sarebbe contento.

La serata poi è andata bene. Siamo andati a cena, io, non sapendo cosa dire, le ho fatto più volte il sorriso da impunito, provando a buttarla sul ridere. Poi abbiamo parlato di altro e non siamo più tornati sull’argomento. Nei giorni successivi mi è venuta un po’ di depressione. Ero abbacchiato, triste, stanco. Non so perché. Ma girava così. E un po’ lo sono ancora. Credo che questa cosa abbia influito non poco. Perché se comunque la colpa è solo mia, adesso mi ritrovo con un diario e un punto di domanda.

Un diario che ho lasciato aperto in camera mia, sperando che la mamma non lo leggesse, scambiandolo per il quaderno di qualche mio amico. Un diario di cui non ho parlato a persone a me vicine, che forse lo hanno comunque scoperto, non dicendomi nulla. Un diario che ora mi ritrovo tra le mani e che potrei buttare, tenere, continuare a scrivere, strapparne alcune pagine o invitare apertamente gli amici a leggere. Un diario che dice tanto di me, più di quanto io non dica alle persone che incontro. Un diario del quale, adesso, non so cosa fare…