Decidere è decidersi

televisione

Foto da Flickr

La scelta non era facile. Soprattutto alla luce di quanto è successo lo scorso week end, quello del coming out con Anna. Ci ho pensato abbastanza, ho valutato tutti i pro e i contro, mi sono fatto i miei film, le mie seghe mentali, ne ho parlato anche con lei e alla fine mi sono definitivamente deciso.

Il casting era andato bene, me lo ha riconfermato la produzione via mail. Quindi la scelta era solo mia: partecipare al programma e andare in tv oppure mollare il colpo e passare la palla. Alternative non ce n’erano. Aut aut.

L’idea mi aveva entusiasmato fin da subito. Perché l’idea del docu-reality sulle scelte di vita (manco a farlo apposta) lo sentivo nelle mie corde. E poi, diciamoci la verità, apparire piace a tutti. Ognuno ha quella voglia e quella necessità di riconoscimento da parte degli altri. Fin da bambini. Anche il gnappo è felice quando io e Anna lo guardiamo e gli diciamo “bravo”.

E gli piace ancora di più riguardarsi nei video che gli facciamo con il cellulare. E’ uno dei pochissimi modi per tenerlo buono (tipo quando gli dobbiamo fare l’aerosol o tagliargli le unghie delle mani). Si guarda con un sorriso compiaciuto, al limite dell’imbambolato, come un piccolo Narciso innamorato della propria immagine. Voler apparire è una cosa naturale.

Ma apparire non è tutto e quindi ho detto no. E dire no non è mai facile. Almeno per me. E’ uno sforzo quasi sovrumano. Mi piace fare cose, vedere gente, provare nuove strade. Quando ti chiudi volontariamente una porta automaticamente pensi a tutto quello che sarebbe potuto succedere se avessi detto sì.

In realtà questa volta è stato più facile del solito. E lo è stato anche grazie a tutti i commenti e nelle mail che ho ricevuto dopo il post sul casting, il dubbio e la scelta. Mi hanno dato una grande mano a riflettere. Sapere il parere di altri mi aiuta a muovermi con più lucidità. E così avevo già deciso, ancora prima di dire ad Anna del blog.

Pro

1) Fare una nuova esperienza e conoscere gente

2) Chissà, da cosa nasce cosa…

Contro

1) Periodo delicatissimo (nono mese verso il termine) e io fuori casa per cinque giorni

2) Chiedere altre ferie al lavoro (che già avevo pianificato di prendere dopo l’arrivo di The Second) e incasinare i colleghi

3) Lavorare solo “per la gloria”, con cui però il mutuo non si paga

Alla fine però la vera motivazione è stata un’altra: non possiamo stare qui a menarcela sui papàduepuntozero, sui papàmoderni, sui papàcheaiutanolemamme, su chebelloesserepapà se poi sono tutte parole senza fatti. Ogni scelta dice di noi. Io non sono e mai sarò un maestro di coerenza, ma pensare di mollare Anna quando la pancia starà per esplodere, nonostante il supporto delle truppe cammellate, aka i miei suoceri, e negli ultimi giorni da figlio unico del gnappo non mi sembra giusto e soprattutto non mi sembra bene.

Se Momo avesse chiesto “…ov’è papà?”, la risposta “lo vedi tra cinque giorni perché gli piacere fare il velino” non sarebbe stato il massimo della vita. E il papà fuori casa c’è già fin troppo. Ma se è fuori per guadagnare la pagnotta ha un senso. Per mettere il suo faccione in tv  e sperare di diventare il nuovo Fiorello un po’ meno. Rinuncio volentieri e senza rimpianti.

Anzi, diffondo il verbo e invito altri papà (anche non blogger) a partecipare, perché comunque ne stanno cercando e l’esperienza sarà sicuramente bella. Quindi se dovete affrontare una scelta di vita o se avete una storia da raccontare e consigli da dare, la mail è: redazione.dubbio@magnoliatv.it. In bocca al lupo!