I micro bulli da parchetto e il gnappo punching ball

signora dumboIeri per la prima volta mi sono sentito come la signora Jumbo quando le prendono in giro il piccolo elefantino. Non mi reputo un papà ansioso (almeno non eccessivamente) né tantomeno iperprotettivo. Ma quando vedo che gli altri bambini picchiano (senza motivo) il gnappo, mi va il sangue al cervello.

Scena: parchetto, esterno pomeriggio.

Momo è lì che gioca con i suoi amichetti. Con uno in particolare, che per lui è il “migliore amico”. Si fa i fatti suoi, ogni tanto prende in mano un gioco degli altri, così io intervengo e gli spiego che il gioco non è suo, che deve chiedere permesso ecc. Routine per chi ha a che fare con questi piccoli nanerottoli egocentrici.

Al parchetto di solito lo lascio libero. Però lo controllo sempre da lontano. Non gli sto addosso, ma sono sempre sul chi va là, pronto a intervenire nel caso succeda qualcosa. In particolare sto attento che lui (che di suo è abbastanza “espansivo”, anche se non aggressivo, metta le mani in faccia agli altri, ed esprima la sua gioia e affetto verso gli altri bimbi in modi che gli possa dar fastidio).

Mentre sono tutti lì che giocano vedo che un bambino più grande di lui, con la faccia da stronzetto, sui quattro anni, gli va vicino e gli dà uno schiaffo. Senza motivo. Così. Già mi intesisco nel vedere la scena, ma non faccio nulla. Stanno giocando, c’è un sacco di gente, una manata può sempre scappare, penso. Però non mi piace il suo atteggiamento. E infatti quando i due si riavvicinano, il gnappo per parare un nuovo colpo si mette le mani sul viso. Perché anche lui, nella sua ingenuità, ha capito che quello è uno che mena.

Però Momo è veramente un fagiolo e non capisce che da certi tipi bisogna girare al largo. Lui è talmente felice e attratto dai più grandi che gli sta intorno. Così, quando questo piccolo bullo da parchetto ha in mano un palloncino e il gnappo glielo vuole prendere avviene una scena che non avrei voluto vedere.

Dopo un paio di “è mio!”, “no è mio!” (il palloncino è sempre rimasto nelle mani del bambino grande, senza che i due si avvicinassero troppo, ma il gnappo è un bel cocciuto, mica cede nel dire “è mio”) quello là, sempre più incazzoso, gli si avvicina con fare minaccioso e comincia a schiaffeggiarlo in faccia. A ripetizione. Il tempo di realizzare quello che stava succedendo, di correre a fermare il bruto e intanto qualche schiaffone Momo se lo prende.

Afferro il bambino per un braccio. Avrei voluto dargliele io, ma mi sono trattenuto. “Cosa stai facendo?”, gli dico incazzato, stringendogli il braccio e mandandolo via. Quello, capita la situazione, decide di girare al largo. Intanto Momo, Ingenuo come pochi in queste situazioni (oltre  che più piccolo degli altri suoi coetanei) dopo aver incassato gli schiaffi capisce cos’è successo ed è lì lì che si sta mettendo a piangere sconsolato.

Io, che odio i più forti che picchiano i più deboli, cerco di abbracciarlo, ma lui, in uno scatto di orgoglio, per non farsi vedere dagli altri (e anche perché dal papà non si fa mai consolare, per quello c’è la mamma…) trattiene e lacrime e corre dai suoi amici.

Io torno a monitorare la situazione, ma del bullo non c’è traccia. Neanche della sua mamma che non so chi sia, probabilmente non ha visto la scena. Da lei comunque non sarei andato apposta a dirle qualcosa, visto che sono cose comunque tra bambini. Se fosse stata lì e avesse visto la scena senza intervenire sarebbe stato diverso. Amen.

Tornato a casa mi sfogo con Anna e le racconto tutto. Mi sale ancora l’inkazzatura. Quando vedo scene del genere mi scatta l’embolo. A prescindere che sia il gnappo. E non perché sono un papà chioccia (almeno spero). Ma una delle cose che odio di più sono i bulli. Forse perché anch’io, alle medie, spesso e volentieri venivo preso di mira da quelli più grandi e forti.

C’est la vie purtroppo. Il pesce grosso mangia il pesce piccolo e per sopravvivere i pesci piccoli devono saper nuotare. O almeno girare al largo dai pesci grossi. Cosa che il gnappo non fa. Quelli più grandi lo attirano, peccato che non a tutti lui vada a genio. Scene da parchetto insomma.

Ma non c’è due senza tre. Come se non bastasse, il fratello del suo amico, anche lui più grande, prima di tornare a casa gli ha mollato un’altra centra in faccia. Non con cattiveria, ma col nervoso. Il risultato resta uguale anche se neanche qui il gnappo ha pianto (anzi è molto attratto anche da questo bambino e non fa una piega). Stavolta la mamma che era lì lo ha sgridato. Serve a poco perché ogni volta, nonostante anche Anna glielo dica di non dare schiaffi a Momo, lui fa come se niente fosse. Gli piacciono troppo le sue guance ancora belle paffute e si diverte a schiacciargliele e schiaffeggiargliele ben bene. Oltre che a prenderlo in giro chiamandolo “salsiccino”, con aria da piccolo strafottente.

Il gnappo invece è troppo buono. E quando si è troppo buoni si rischia di essere coglioni. Solo in casa a volte è aggressivo. Fuori invece si trasforma. Diventa il bambino più bravo e tranquillo del mondo. Ma le sue guance attirano troppo. Tanti baci (nostri), ma purtroppo anche qualche schiaffo dei micro bulli da parchetto.