Piccoli piloti crescono

pista macchinine piccoliUna cosa che da piccolo mi piaceva fare in vacanza era andare sulla pista delle macchinine. Quelle a batteria che più o meno ci sono in ogni località di mare per bambini, una specie di scuola-guida per l’autoscontro. Quello che poi si farà da adolescenti al Luna Park andando addosso alle ragazze per rimorchiarle.

La pista delle macchinine era la mia passione e così ho cercato di iniziare anche il gnappo alle corse di Formula 1. Ci avevo provato già in primavera a Parco Sempione, ma senza successo. Più glielo chiedevo e più lui diceva di no. Come sempre, ognuno ha i suoi tempi. Lui in particolare.

Al mare, vicino Cattolica, sotto la ruota panoramica c’era una di queste piste. Piena di bambini di tutte le età. Monoposto su cui potevano salire solo da soli (mentre in altre i genitori possono mettersi anche dietro). Ero scettico perché immaginavo che metterlo su una macchina, nella fossa dei leoni, per la prima volta, sarebbe stato un disastro. Lui ha guardato la pista e quando Anna gli ha chiesto se voleva fare un giro ha detto di sì.

Primo giro fallito, non riusciva a schiacciare l’acceleratore. Andava a scatti e rimaneva fermo in mezzo. Secondo giro peggio del primo. L’addetta alla pista (quelle che saltano di qua e di là tra i nani da competizione che guidano come matti e si prendono un bel po’ di macchinate sulle caviglie) lo ha riportato ai box.

A me un po’ è venuto da piangere dal nervoso. Un po’ di frustrazione, lo ammetto, nel vedere anche i bambini più piccoli che gli sfrecciavano davanti e lui, fermo, a guardarsi in giro. Lo sapevo che sarebbe andata così. L’avevo fatto capire anche ad Anna, ma visto che lui comunque voleva provare perché dirgli di no… Di solito sulle giostre non vuole mai salire. Come se avesse paura.

Dopo i due giri falliti sono rimasto incazzoso tutta la sera. Non so perché, ma mi ha preso proprio male. Vabé.

Poi, qualche sera dopo, per caso, ho scoperto un’altra pista. Con macchine e moto. Di quelle dove però si può salire in due. Così ci abbiamo riprovato, io e lui insieme, per la prima volta, in un giro in pista che, davvero, aspettavo da tanto tempo. Almeno un anno visto che a Milano, mesi fa, morivo dalla voglia di farci un giro dopo decenni.gnappo guida moto

L’esperimento, prima in macchina e poi in moto (quello in moto è andato molto meglio, lì è stato davvero bravo) è riuscito. e così ho preso un po’ di gettoni che abbiamo usato anche nelle sere successive. Lo scoglio è stato superato. Il piccolo pilota ha provato l’ebbrezza della velocità. Il brivido delle corse in quella terra al confine tra la Romagna e le Marche che ha dato i natali a tanti piloti, da Valentino Rossi di Tavullia a Marco Melandri di Ravenna, da Loris Capirossi di Borgo Rivola a Marco Simoncelli, indimenticabile e indimenticato, di Coriano. Mangiano piadine e corrono in moto. Hanno le corse nel sangue si vede.

Nei video ci sono i nostri giri lanciati che il sottoscritto ha ripreso a mo’ di camera car.

Ci siamo divertiti. Forse più io di lui. Non vedevo l’ora.