Post trasloco 2, lo scambio di identità

I postumi del trasloco dureranno ancora per qualche tempo. Anche se devo dire che ormai siamo a buon punto. Fondamentale è stato l’aiuto dei suoceri, l’ho già detto. E di mio padre che ha dato una mano a rimbiancare la casa vecchia oltre a portarci gli scatoloni vuoti da riempire.

Certo, è stata una settimana intensa, ma alla fine, posso dire che ce l’abbiamo fatta. Ma non lo dico troppo forte, non si sa mai. Anna aveva abbastanza i nervi a fior di pelle e sono stato cazziato diverse volte. Ogni tanto anche davanti ai suoi e la cosa un po’ mi ha dato fastidio. Poi, passata la fase acuta del trasloco, è tornato il sereno. Ma la cosa che mi fa più incazzare di tutte e quando mi chiama per nome.

Quando mi chiama per nome vuol dire che è incazzata. Altrimenti mi chiama in un altro modo, di solito “tatino” (lei è la “tatina” invece, siamo smelensi lo so. Bleah). Invece, quando vuole richiamare la mia attenzione e far prendere una pausa alle scimmie che girano nel mio cervello, mi chiama per nome. Quanto mi girano le palle! Proprio non lo sopporto. Anche perché, ovviamente, il tono è più o meno quello del sergente istruttore.

Ma il massimo dei massimi lo raggiunge quando sbaglia il mio nome e mi chiama con il nome del pupo. Ed è successo sia a lei che ai suoi genitori. E più di una volta. Hanno talmente tanto in testa il gnappo che ormai mi identificano con lui?

Ora, passi mia mamma, che è abbastanza rinco e prima di beccare il mio nome mi chiama prima con quello di mio padre e poi di mio zio, passino i miei suoceri che si confondono tra me e il loro adorato nipotino. Ma che anche Anna ogni tanto non azzecchi il mio nome al primo colpo no eh!? Eccheccazzo! Anch’io ho la mia dignità! Ma soprattutto la mia identità! Forse…