Cucù, e il pannolino non c’è più

pannolinoPer la prima volta, abbiamo tolto il pannolino al gnappo. All’asilo le maestre ce lo dicevano già da un po’. Secondo loro era pronto al grande passo. Sabato Anna è andata al mercato e ha comprato ben 24 (ventiquattro) mutandine, giusto per stare tranquilli. Domenica abbiamo dato il via all’esperimento.

Risultato: sei cambi di mutande e pantaloni, un cambio di lenzuola del lettone, un divano pisciato (per fortuna quello è da cambiare), il gnappo inverso tutto il giorno e noi a fare esercizi zen per non perdere le staffe. Poteva anche andare peggio. Certo, poteva cagarsi addosso, mentre invece l’ha fatta nel vasino dopo pranzo, con somma gioia di tutti.

Ora, io non so quale sia l’età giusta per togliere il pannolino a un bambino. Ognuno avrà i suoi tempi. Sicuramente è un momento molto importante, oltre che un punto (in teoria) di non ritorno. Perché il pannolino te lo togli a due anni e può darsi che tu lo debba rimettere a 80. Non si sa mai. Forse Nietzsche non aveva tutti i torti sull’eterno ritorno.

Comunque, spulciando qua e là alla ricerca di consigli in rete, il must to do è il non creare shock al bambino, non sgridarlo se se la fa addosso, portare pazienza ecc. Sacrosanti, per carità. Ma il gnappo non è un bambino standard (ammesso e non concesso che esistano bambini standard). Il gnappo è il gnappo. E lui ha la sua bella testolina. Che, se tanto mi dà tanto, è uguale a quella del papà e si può riassumere in: “Cambiamenti? No grazie”.

Io e Anna eravamo tutti contenti nel fargli vedere le sue nuove mutandine, cercando di incoraggiarlo e motivarlo il più possibile. Io gli spiego in parole semplici cosa fare quando scappa la pipì e lui, mentre io gli sto parlando, sconnette il cervello e pensa ad altro (anche qui talis pater). Si vede che oltre al carattere gli ho trasmesso pure le scimmiette nel cervello

La prima spisciazzata l’ha fatta mentre giocavamo sul lettone. E ha beccato coperta, lenzuola, coprimaterasso e materasso nuovo che così è stato finalmente battezzato. Poi un po’ di volte in giro e infine sul divano sgrauso

Ogni volta che gli chiedevamo: “Ti scappa la pipì?”. Lui rispondeva: “No!!”. Bello convinto e incazzoso anche. Ma dopo due minuti ecco arrivare la diuresi acuta. Niente drammi, andiamo a cambiarci. Peccato che lui non si voglia neanche cambiare i pantaloni bagnati e pianti lì un bel capriccio iniziando a menare le mani con schiaffi al malcapitato di turno che lo prende in braccio. Il mio mantra in questi casi è: “Sta solo esprimendo un disagio, sta solo esprimendo un disagio, stasoloesprimendoundisagio, stslesprmndundsg…”. E me lo ripeto più volte per non prenderlo a testate (cosa che peraltro lui fa con me: testate pericolosissime, date all’improvviso, prima o poi ci lascio il setto nasale).

Neanche l’esortazione tranquilla è servita a niente: “Andiamo a fare la pipì? Dai, andiamo a fare la pipì! Su andiamo in bagno e sediamoci sul vasino…”. “Nnnnooo!!”. Era talmente tanto con le balle girate che non ha neppure pranzato. E’ andato a letto direttamente all’una e mezza (questa volta con pannolino) e si è svegliato dal pisolo dopo un paio d’ore.

Nel pomeriggio non è cambiato nulla. Forse era solo un po’ meno arrabbiato. Mentre giocava, intravedo sui suoi pantaloni bianchi un’ombra. Eccallà. Anna gli chiede con la massima tranquillità: “Hai fatto la pipì?” Ma lui nega. Poi cerca di portarlo in bagno. Ma lui non si fa prendere e corre per la stanza. Ora, io capisco i bambini che se la fanno addosso mentre giocano, per pigrizia o per altri motivi. Ma se tu hai davanti un muro del no, su tutta la linea, mica gli puoi mettere una molletta sul pistolino! Ci vorrà un minimo di collaborazione no?

Per fortuna esiste il lunedì. Ed esiste l’asilo. Ed esistono le maestre che sicuramente sono più brave di noi. E per fortuna il week end dura solo due giorni. Perché il gnappo quando ci si mette è tosto, molto tosto. Il problema non è la pipì addosso. Il bello è il suo caratterino, unito alla sua simpatia e alla sua paraculaggine. Ma sempre bel caratterino rimane. Però prima o poi ce la faremo a togliere il pannolino. A costo di avere la casa allagata di pipì.

Ok, ce la possiamo fare. Mi sto automotivando. Ci voglio credere! Dai dai dai che ce la facciamo! Ma non dicono che, chi visse sperando, morì… pisciando?! Glom.