La contraerea

contraereaDopo la corsa a ostacoli mi sto impegnando in una nuova disciplina sportiva notturna: l’acchiappo del nano prima che arrivi nel lettone.

Il gnappo da un po’ di giorni ha iniziato a scendere dal letto durante i suoi risvegli notturni. Dopo che gli abbiamo messo la spondina è libero di saltare giù e brancolare nel semibuio della casa. E lo ha imparato fin troppo bene.

Succede anche quando cerchiamo di farlo addormentare (con pratiche che durano dalla mezz’ora all’ora buona) salta giù, piagnucola e si mette sulla porta della sua camera. Chiama la mamma e aspetta che qualcuno lo vada a prendere. Visto che di solito Anna si impegna (senza successo) nell’inutile tentativo di addormentamento, quel qualcuno sono io. E anche ieri l’ho preso per mano e l’ho riportato nel suo lettino. Non oppone resistenza perché è già mezzo rincoglionito dal sonno e dalla stanchezza.

Le pratiche addormentatorie così passano a me. Di solito dopo una “Fiera dell’Est” e qualche carezzina funzionano. Ma solo perché “il grosso” se l’è smazzato prima la mia dolce metà.

Nel cuore della notte invece si sveglia ancora spesso e volentieri. Anna ormai ha rinunciato ad alzarsi (ma quando mai l’ha fatto sul serio? vabé…). Poi adesso è incinta e ha l’attenuante. Io invece vado quando riesco. Cioè quando il tempo che mi serve per riprendere coscienza è inferiore ai 5 minuti. Se invece la calamita del letto è più forte dei miei addominali, ci pensa la montagna a venire da Maometto. Piange, capisce che non lo caghiamo, scende dal letto, viene in camera nostra frignando e tenta di salire per infilarsi in mezzo a noi.

A volte siamo talmente stanchi che ci riesce pure. Sale dal fondo, gattona fino alla testiera del letto e poi si tuffa sui nostri cuscini a peso morto (oltre che su di noi). Siccome non ce la faccio a dormire con lui che mi sta addosso e mi infila le sue ditina nel naso (l’ha preso come un antistress), lo riporto nel suo letto.

Altre volte invece riesco a bloccarlo prima che arrivi in camera nostra. Succede quando non sono troppo stanco e riesco a svegliarmi in tempi abbastanza rapidi. Tipo ieri notte.

Mi accorgo che piange, tendo l’orecchio: sta scendendo dal suo letto. Sento i suoi passi, piccoli e pesanti. Mi alzo di scatto, lo incrocio che vaga come un’anima in pena in corridoio. Lo prendo per mano e lo riporto nel lettino. Lo stordisco con una raffica di domande (“Hai sete?”, “Ti fa male qualcosa?” ecc.) in modo da non lasciargli il tempo di reagire. Gli schiaffo in mano il suo bicchiere e lo faccio bere. Quatto quatto me ne torno in camera.

E così il pericolo è scampato. Al lettone non ci è arrivato. La contraerea ha fatto il suo dovere.