Una sera da soli in casa e la modalità camomilla

camomillaHo passato una serata da solo col gnappo. Anna era andata fuori a cena con le sue amiche e così, per una volta, strano ma vero, ho avuto terreno libero in casa. La nostra seratona si è conclusa alle 21.30, quando l’ho messo a letto. Poi ho cazzeggiato da solo fin verso mezzanotte quando lei è rientrata.

A parte il piantone che si è fatto quando la mamma è uscita di casa, con tanto di lacrimoni che gli scendevano dalle guanciotte cicciose, il gnappo con me è stato bravissimo. Ho notato che cambia atteggiamento quando siamo solo io e lui, rispetto a quando ci siamo entrambi.

Le sue modalità sono più o meno queste: con la mamma fa spesso i capricci, si intestardisce per qualsiasi cosa, ha spesso le balle girate. Nel complesso è bravo, però tira sempre fuori il suo bel caratterino.

Quando ci siamo tutti, di solito io e lui giochiamo “da maschi”. Io lo tormento abbastanza e gli sto addosso e ogni tanto lui mi manda via. Però anche lui mi sta addosso spesso e volentieri. Tra noi c’è un gioco fisico, fatto di abbracci, lotte sul tappeto, camminate sue sopra di me, baci che io gli voglio dare al limite del suo fastidio.

Con la mamma invece sta più tranquillo. Fanno giochi meno fisici. Quando torno a casa li trovo tutti e due sul divano a guardare la tv tranquilli. Anna sicuramente lo rilassa molto, mentre io, al contrario, lo agito.

Coi nonni… Beh, coi nonni si trasforma in santo. Lì dà veramente il meglio di sè.

Quando siamo solo io e lui invece, come ieri sera, è davvero bravissimo. Al netto dei pianti di malinconia quando si ricorda che la mamma non è in casa, diventa paraculissimo e il gioco fisico lascia spazio al gioco tranquillo. Dopocena (primo miracolo: ha mangiato tutto…), ci siamo messi a guardare qualche sigla dei cartoni sul cellulare. Poi abbiamo suonato un po’ di chitarra. Gli ho pure preparato una camomilla che lui ha bevuto e poi ha fatto bere a me dal suo bicchiere. Con una cura e una dolcezza non comuni. Mi accarezzava addirittura la faccia.

Poi l’ho messo a letto e lui sussurrava “papààà” (non ho ancora capito perché quando chiama la mamma urla “mammaaa!!!”, mentre il mio nome lo dice sempre a bassa voce. Nel lettino ha voluto che gli tenessi la mano, ma poi si è addormentato quasi subito. E stanotte si è svegliato solo una volta! (secondo miracolo, suono di campane a festa).

A poco a poco sto scoprendo tutte le sue modalità. Praticamente è come un grande. Si adatta alle persone con cui sta. Succede a tutti: a seconda di chi abbiamo davanti ci comportiamo in modo diverso. A volte anche senza accorgercene.

Intanto me lo godo. Perché so già che questi momenti passeranno fin troppo presto. Dalla carezzina sul viso mentre mi fa sorseggiare la sua camomilla al prendermi un suo vaffa sul muso, il passo è breve.