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Un bambino che balbetta e tartaglia

tartagliaIl gnappo balbetta. E tartaglia pure. Giusto per non farsi mancare nulla. Secondo me sta somatizzando l’imminente inizio dell’asilo. Aveva cominciato a balbettare e tartagliare a luglio. Poi in vacanza niente, nessun incespicare. Da quando siamo tornati a casa però ha ricominciato. Guardacaso…

Noi (più Anna di me) su questa cosa del parlare siamo un po’ in ansia. Il gnappo è timido, nonostante in casa faccia il coglionazzo a più non posso e sfoghi la sua rabbia e il suo nervoso su di me e sul fratello. Ma fuori, quando non è nel suo ambiente, diventa il bambino più mansueto e timido del mondo. Fa tenerezza, perché, al di là di tutti i suoi scleri, è anche molto sensibile.

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Parole, parole, parole: le sue prime paroline

parole parole paroleIl gnappo, a due anni e mezzo suonati, sta cominciando a vincere la sua proverbiale pigrizia e ha imparato qualche nuova parola. Non parla, ci mancherebbe, ma il suo vocabolario pian piano si sta espandendo sempre di più. A volte servirebbe un traduttore simultaneo per versi incomprensibili che escono dalla sua bocca. Interpretarli è inutile, meglio andare con un elenco di cose papabili per capire quello che ci vuole dire.

Iniziamo dal nome. Il gnappo si chiama Momo. Lui è Momo. Ci sono la mamma, il papà e Momo. Ogni tanto ci chiama tutti insieme, noi e lui. Io provo a spiegargli che ci dovrebbe chiamare anche genitore 1 e genitore 2, ma non sembra funzionare, almeno per adesso.

Altre parole che dice bene sono i nomi dei suoi amici: Lollo e Colò (Nicolò). Chiama perfettamente i “nonni” (sia nonno che nonna), mentre il suo peluche Sullivan (quello di Monster & Co.) è “Nan”. Saetta (McQueen, quello di Cars, l’altro suo cartone preferito) è “Taetta” e Shrek invece diventa “Srek”. Continua a leggere

Un po’ di logopedia spicciola

logopediaPian piano sto applicando con il gnappo un po’ di logopedia spicciola. Non che io me ne intenda, ma non posso neanche pretendere che il nanetto parli se qualcuno non glielo insegna no?

Visto che il logorroico di casa sono io, mi sono dato questo compito. Così ogni sera, quando torno dal lavoro mi metto a sillabare e a far “suonare” un po’ le lettere.

Per casa si sentono a una certa ora serie di “ssssssssss”, di “bbbbbbbbbb”, di “fffffffff”, di “zzzzzzzzzzz”. Il gnappo, abbastanza divertito e un po’ perplesso prova a ripetere. Con alcune lettere ci siamo. La “s” e la “m” vanno via bene. Ma anche con la “b” e la “d” non se la cava male. Continua a leggere