The day after

albaPrima di tutto grazie. Di cuore. Grazie per i tantissimi messaggi che mi avete mandato dopo l’ultimo post, sia qui che su Facebook. Scambiarsi pareri, raccontare le proprie esperienze, incoraggiare e riflettere, aiuta molto. Non tanto per la teoria del “mal comune mezzo gaudio”. Quella lascia il tempo che trova. E’ piuttosto il “buttar fuori”, il parlare, l’aprirsi, il far uscire cose che spesso e volentieri si tengono dentro perché non sappiamo con chi parlarne o perché ci sembra che agli altri non interessino.

Invece io sono convinto che parlarne faccia bene, che confrontarsi con gli altri sia indispensabile, che quando ci sono momenti di crisi ci si debba confrontare prima di tutto con i diretti interessati e poi con le persone più vicine, vis à vis prima di tutto, ma anche su un blog, dove sicuramente c’è più libertà di esprimersi senza la paura di essere giudicati.

Quindi grazie per l’aiuto, poco alla volta cercherò di rispondere a tutti. Nei vostri contributi c’erano tanti incoraggiamenti e complimenti (grazie ancora) e tante storie di crisi nate – o quanto meno scoppiate – dopo l’arrivo di un figlio. E’ strano: avere un figlio è la cosa più bella e straordinaria del mondo, eppure in certi casi può portare a uno scombussolamento tale da mandarci nel pallone, con il rischio di perdere di vista chi siamo, cosa siamo, come portare avanti e rinnovare la nostra relazione di coppia, per il bene nostro e soprattutto per il bene di chi abbiamo messo al mondo. Trovare la quadratura del cerchio non è facile, ma ci si può riuscire. Credo servano tanta buona volontà, tonnellate di pazienza, e, per certi aspetti, anche un po’ di culo.

Il giorno dopo esserci chiariti io e Anna, siamo stati meglio. Il nodo in gola se n’è andato, almeno per me. Chissà, forse erano davvero gli ormoni della gravidanza che hanno contribuito a far scoppiare il bubbone. Mi piace sperarlo. Ma ad ogni modo cercherò di tenere gli occhi aperti e cogliere altri eventuali segnali di disagio. Non è detto che ci riesca, ma ci si può provare.

The day after ha pulito tutta casa, facendosi per la prima volta aiutare da una signora che le ha presentato una mamma di un compagno d’asilo del gnappo. E’ un punto di non ritorno. Io ero contrario a colf, collaboratrici domestiche, signore delle pulizie & co. Prima di tutto perché chi tiene i “cordoni della borsa” sono io e la spending review non è mai passata di moda. Poi perché avere chi ti aiuta (o chi fa al posto tuo) le pulizie, mi sembra un po’ una cosa da ricchi. E anche perché comunque con qualcuno che gira per casa mi sento meno libero.

Ma Anna ha aggirato i miei ostacoli così: 1) la fa venire solo in caso di bisogno, non con cadenza fissa, 2) fanno le pulizie insieme (non una guarda e l’altra fa, ma davvero collaborano), 3) la chiama solo quando io non sono in casa, in modo che io quando arrivo, trovo la casa pulita e, inconsciamente soddisfatto dall’ordine e dalla pulizia, non rimpianga i 30 euro che mi hanno salutato. Come tattica subliminale non è male, devo ammettere.

Ieri poi siamo andati a cena fuori, agli stand gastronomici che ci sono davanti al Castello Sforzesco. Pita gyros, souvlaki e feta, con sottofondo di sirtaki. Il gnappo si è divertito, non ha quasi mangiato, ma in compenso ha fatto il coglioncello per tutto il tempo. Bello lui.

Abbiamo festeggiato con un paio di birre. La translucenza ha sentenziato: è un maschio.