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The day after

albaPrima di tutto grazie. Di cuore. Grazie per i tantissimi messaggi che mi avete mandato dopo l’ultimo post, sia qui che su Facebook. Scambiarsi pareri, raccontare le proprie esperienze, incoraggiare e riflettere, aiuta molto. Non tanto per la teoria del “mal comune mezzo gaudio”. Quella lascia il tempo che trova. E’ piuttosto il “buttar fuori”, il parlare, l’aprirsi, il far uscire cose che spesso e volentieri si tengono dentro perché non sappiamo con chi parlarne o perché ci sembra che agli altri non interessino.

Invece io sono convinto che parlarne faccia bene, che confrontarsi con gli altri sia indispensabile, che quando ci sono momenti di crisi ci si debba confrontare prima di tutto con i diretti interessati e poi con le persone più vicine, vis à vis prima di tutto, ma anche su un blog, dove sicuramente c’è più libertà di esprimersi senza la paura di essere giudicati.

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Il mio senso del Natale

Santa-Famiglia iconaTutti a dirsi buon Natale. Ma proprio tutti. Anche gente che non conosci o che non hai mai visto prima. Ma buon Natale de che? Ammetto che nella spirale del buon Natale ci sono anch’io. Vado a prendere i pasticcini e saluto con, “auguri!”. Il massimo della mia paraculaggine però è dire: “E tanti auguri se non ci vediamo!”. Come ho detto l’altro giorno alla mia vicina del piano di sotto, aggiungendo: “No, ma sicuramente ci vedremo prima”. Certo.

Diceva il grande Gianfranco Funari: “Quando uno te fa’ l’auguri de Natale e tutto l’anno manco te s’encula, non je poi di’: ‘Grazie, altrettanto’. Je devi di’: ‘Auguri un par de cojoni! Mettite er panettone sott’ar braccio e vattenaffanculo!”. Un mito.

Comunque, a parte il deliro pre natalizio, quest’anno mi sembra un po’ sottotono ‘sto Natale. Non ho visto tanta gente in giro, boh, sarà l’onda lunga della crisi. Mi spiace per i commercianti (che piangono miseria almeno dal 1986 che io ricordi) e per chi passerà il Natale da solo, ma forse un po’ più di sobrietà potrebbe anche essere positiva. Che i Comuni non mettano più i tappeti rossi davanti ai negozi per farci fare sopra la cacca ai cani è un bene. Così come il risparmiare su addobbi, luci e lucine.

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Il secondo

secondoHo rivisto oggi uno dei miei ex coinquilini. Non quello che si sposa in Puglia, l’altro. Era a Milano per cazzeggio e così ci siamo incontrati per un aperitivo al volo. Davide vive a Venezia con la compagna e un nano di 4 anni. Mi ricordo la sera in cui ci ha detto che sarebbe diventato papà. Secoli fa, ma sembra ieri.

“Non pensate al secondo?”, mi ha chiesto subito, dopo il primo sorso di vino. “Sì certo, dopo di te!”, gli ho risposto ironico. E così, ci siamo messi a pensare. Quando vivevamo nello stesso appartamento ci sparavamo sempre lunghe chiacchierate. Sulla vita, sulle donne, sulla politica, sulla religione. Avevamo quasi sempre visioni e opinioni diverse, ma quando iniziavamo a parlare il confronto era serrato. Eravamo entrambi affascinati dai pensieri dell’altro. Anche se non lo ammetteremmo mai, neanche sotto tortura. I nostri discorsi potevano durare ore. Discorsi sul nulla a volte. Ma di quelli che ti davano una grande soddisfazione, soprattutto dopo un paio di birre a testa, una canna (lui) e la tv accesa con Porta a Porta o Ballarò in sottofondo.

Stavolta il discorso sul secondo figlio è durato poco. Troppo poco. Ci siamo visti davvero di sfuggita, una mezz’ora appena. Ma è bastata per farci suonare nella testa un campanello. “Fatelo subito il secondo perché poi crescono e c’è troppa distanza”, mi ha detto. Ho avuto l’impressione che il suo discorso fosse più un pensiero a voce alta che faceva per autoconvincere se stesso, più che convincere me. E così, ad ogni assalto rispondevo: “Ma fallo tu scusa! Perché io?” e lo prendevo in giro. Tra due amici come noi tutto è concesso. Sfotterci a vicenda sempre, su tutto.

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Quando la coppia scoppia

Un figlio, purtroppo, può anche dividere. E’ successo a due miei amici che, dopo la nascita della loro bimba, sono sul punto della separazione. Vivono già ognuno per conto suo. La bambina, ovviamente, sta con la mamma. Non conosco bene i dettagli della vicenda perché quello che so me l’ha raccontato lui a una festa, in mezzo al casino.

Riassumendo: coppia 35enne, sposata da almeno 5 anni. Figlio cercato. Da quando lei è rimasta incinta non hanno più avuto rapporti intimi. “Tu non mi cerchi più”, gli diceva lei. Lui non è uno stinco di santo. Tradimento. Addio coppia. La crisi irreparabile quando la bimba aveva un anno e mezzo. Ora ognuno per sé. “Cerco di essere un padre presente, mi sto facendo un culo così”, mi ha detto lui.

Ovviamente ho sentito solo una campana (lui) quindi non so bene come sia andata. Quello lo sanno solo loro. La cosa che mi ha abbastanza sconvolto è che è una brutta storia capitata a una coppia normalissima. Come potrebbe succedere a chiunque. E questo mi mette davvero una tristezza infinita.

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