Lacrime e sangue, il suo primo prelievo (e il mio)

Attenzione: questo post descrive le emozioni di un papà che ha assistito al primo prelievo di sangue di suo figlio. Non è adatto a persone sensibili, impressionabili, facilmente emozionabili o a chi dà fastidio il sangue. Si consiglia la lettura ad un pubblico adulto e consapevole.

prelievo sangue bimbo ambulatorio bambinoSono ancora un po’ scosso. E c’ho pure le balle girate. Stamattina siamo andati a fare il prelievo del sangue al gnappo per vedere se ha la celiachia. Ma andiamo con ordine.

Prequel: risparmiare oppure no?
L’esame ce l’aveva consigliato il pediatra privato, da cui andiamo ogni tanto visto che per beccare quella della mutua nel momento del bisogno bisogna avere la fortuna di ammalarsi i lunedì, mercoledì o venerdì mattina, prima delle 8. Perché poi è irreperibile visto che inizia con il giro di visite in ambulatorio. E se il gnappo mi si ammala il venerdì pomeriggio chi chiamo? Il mago Zurlì? Almeno l’altro è sempre reperibile al cellulare e per un genitore col figlio malato che vuole un consulto, o soltanto un suggerimento, non è male.

Questo, che per prendere le misure al millimetro lo fa strillare come un dannato, immobilizzandolo gambe e braccia, dice che il nanetto è cresciuto un po’ meno del normale dallo svezzamento in poi. Così gli ha prescritto l’esame del sangue. “Pre-scritto”, cioè, ha scritto su un foglio in carta intestata gli esami da fare. Al che, ieri sera mi è sorto il dubbio: quanto ci costeranno questi esami fatti privatamente? Non era meglio sentire la pediatra ufficiale, farceli prescrivere da lei con la mutua per risparmiare? E cosa le diciamo? “Ehm, salve… il pediatra privato – da cui andiamo perché lei non risponde mai se non per quell’ora risicata che era più facile prendere la linea per indovinare il nome della nonna di Mary Patti a ‘Non è la Rai’ – ci ha detto di fare gli esami per la celiachia. Ce li potrebbe prescrivere lei che così risparmiamo sul ticket?”.mary patti

Abbandonata l’idea e sperando che l’esame del sangue del gnappo non si trasformasse in un salasso per me, ho cercato un modo per evitare almeno la coda all’accettazione. E l’ho trovato. Basta prendere un appuntamento a questo link e la fila per andare allo sportello viene evitata. L’ho provato e funziona (almeno negli ospedali di Milano), basta arrivare puntuali.

Il supplizio
Dopo la sosta in sala d’attesa, prima del nostro turno, varchiamo la porta dell’ambulatorio per il prelievo. “Lo mettiamo sul lettino”, dice l’infermiera. E il gnappo, appena intuisce che “il lettino” non è un posto comodo e tranquillo dove dormire, inizia a piangere. Anna lo tiene da una parte, l’infermiera dall’altra, prendendogli il braccio, e una terza gli si mette a peso morto sulle gambe per non farlo muovere. Io non sono stato neanche interpellato ovviamente. Ma dubito sarei servito a qualcosa. Lui, poverino, cercava in tutti i modi di divincolarsi. Ma senza successo.

E’ riuscito però a muovere un po’ il braccio. E così, l’ago si è leggermente spostato e il sangue non veniva giù bene come avrebbe dovuto. Scendeva piano, molto piano. E questo prolungava il suo supplizio. E anche il mio, visto che ancora adesso a pensarci e a scriverne mi si stringe il cuore. Per favorire il flusso, l’infermiera sulla pancia gli “spremeva” anche il braccino, dall’alto verso il basso. Immagino il male, visto che dentro la vena c’era l’ago.

Il gnappo che urlava sempre più disperato. Il sangue che non scendeva. Le fialette da riempire che erano tre. I tre o quattro minuti necessari per l’operazione mi sono sembrati interminabili. Soffrivo anch’io con lui. E non vedevo l’ora che quella tortura finisse. Anche se comunque, in teoria, era per il suo bene.

Poi per fortuna l’ago è uscito. Il gnappo è stato subito preso in braccio dalla mamma e ha smesso di piangere quasi istantaneamente. Tutto passato. Dopo una bella colazione al bar a base di yogurt e brioche, lo abbiamo portato all’asilo, a giocare con i suoi amichetti. Per la prima volta l’ho visto lanciarsi in braccio alla maestra. Aveva proprio voglia di andare in un posto “sicuro”.

Impressioni
Ok, io forse sono uno impressionabile. Mi lascio prendere dalle emozioni. Era la prima volta che mi capitava di vedere un suo prelievo. Ne aveva fatto un’altro tempo fa al pronto soccorso quando aveva la febbre altissima, ma i medici erano stati talmente tanto svelti che manco me n’ero accorto. Stavolta, dopo tutto quel pianto disperato, quelle tre addosso al tatino e l’intoppo con la vena, mi sono rimasto un po’ scosso. Ed era solo un prelievo! Quindi una stupidata. Non oso neanche immaginare cosa provi un genitore con un figlio che ha qualcosa di più serio. Davvero, non ci voglio neanche pensare. Mi vengono i brividi.

Tutto è bene…
Fatto questo, ora aspettiamo l’esito. Arriverà dopo il 9 ottobre (delle schegge!). Se sarà negativo, come penso e spero, avremo finalmente la certezza che il gnappo non cresce tanto perché è la sua costituzione. Non è un gigante, è un piccoletto. L’importante è che cresca e che stia bene. E finora è andata così. In questo caso dal pediatra privato non lo porto più. Perché ogni volta che lo misura è un altro supplizio simile. Ci faremo bastare quella della mutua, magari chiamando l’altro al telefono in caso di bisogno solo per sapere quali medicine comprare o per farci fare una ricetta per l’antibiotico.

Il salasso
Ah, alla fine il mio dubbio su quanto avrei risparmiato se fossi passato per la mutua è stato risolto allo sportello. Novantasette (9-7) euro. Che con yogurt e brioche al bar fanno 100. Come alla ruota di Ok il prezzo è giusto. Oltre al patema d’animo, un po’ di sangue l’ho dato anch’io.