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I secondi, le regole saltate e il sondino

Il malato immaginarioThe Second è un ciccione. Mangia, mangia, mangia. La tetta è la sua unica ragione di vita (su questo è in buona compagnia). E poi piange. Anzi, come dice il gnappo, “pange”. Pange, pange, pange e pange. Di giorno soprattutto. Tra una poppata e l’altra. Di notte sgrufola. Fa dei versi assurdi che il fratellone non faceva. A forza di sgrufolamenti cinghialeschi è riuscito nell’intento di svegliarmi tre quarti d’ora prima della sveglia. Poi lui ha continuato il sonno, il mio purtroppo era finito.

Mi sono accorto di una cosa. Gli stiamo dando tutti i vizi che al gnappo non abbiamo dato. Con lui all’epoca ci facevamo duemila paranoie su tutto. Non dormire nel lettone, non troppo in braccio, poppate distanziate per regolarizzarle… Con The Second tutto saltato. Facciamo un po’ alla cazzo, scusate il francesismo.

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I bambini nel lettone, dall’abitudine al vizio?

Da quando abbiamo cambiato casa Anna ha cambiato il modo di allattare il gnappo. Ora lo mette nel lettone perché, dice, così sia lui che lei sono più comodi, ma soprattutto lui si agita e si distrae di meno e (se va bene) riesce a poppare di più.

Quindi ad ogni poppata si mettono coricati nel nostro talamo nuziale. Anche di notte. Se lo allatta verso le 2, perché lui si sveglia piangendo, poi di solito lo riporta nel lettino. Se invece si sveglia verso le 5, le 6 o giù di lì, lei lo tiene nel lettone così di solito si riesce ad riaddormentare. Altrimenti, 9 volte su 10, lui difficilmente si riaddormenta dopo la poppata dell’alba.

Anche stanotte è successo, peccato che il gnappo alle 6 e mezza fosse già sveglio come un grillo e iniziasse a smanacciare a destra e a manca.

Ora il mio dubbio è questo: è giusto portare il gnappo nel lettone di notte per la poppata? E’ giusto tenerlo lì dall’alba fin verso le 8 (se va bene) sperando che si riaddormenti? Non è che poi prende l’abitudine (o il vizio) e si sveglierà apposta per venire nel lettone? Quando finiranno queste poppate e questi risvegli notturni che a me sinceramente hanno un po’ rotto la minkia (figuriamoci alla mia dolce metà!).

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Il ritorno del gigante

Quando lo vedo tutti i giorni non me ne accorgo, ma quando va dai nonni e torna dopo sei giorni è facile vedere quanto sia cresciuto. Un gigante praticamente. Sempre più grande. Sembra che abbia anche cambiato voce, articola di più i versi e il pianto ha sempre più sfumature. Almeno così mi sembra.

Ieri finalmente ho fatto il papà tutto il giorno in casa e mi sono spupazzato un po’ il gnappo che però, a quanto mi dicono, è più bravo a casa dei nonni che con noi. Sarà perché là lo cagano 12h al giorno, mentre noi non abbiamo sempre gli occhi puntati su di lui, però nella media non ci possiamo lamentare. Ormai anch’io ho capito il suo “giro” (Anna ci è arrivata una vita fa a capirlo): sveglia – gioco – frignata insofferente – nanna – pianto disperato – poppata – gioco – frignata insofferente – sonno ecc. ecc. e via così fino a sera.

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La sveglia anticipata e un pomeriggio da soli in casa

Forse ci è andata bene. Nuove conferme che il gnappo non sembra essere un rompicoglioni. Avrà preso sicuramente dalla mamma. A differenza di altri bambini che abbiamo visto in giro infatti non piange disperato per ore senza motivo. Ok, piange anche lui. E a volte è difficile capire il motivo. Di solito sono due: o perché ha fame o perché è stanco e non riesce a prendere sonno. Sembra strano, ma quando vorrebbe dormire a volte non ce la fa subito e si inkazza. Forse ha preso da me che con l’insonnia ci andavo a nozze. (Uso il verbo al passato perché, da quando è nato, appena tocco il letto mi addormento come un sasso).

Ma anche di notte (per ora) non ci fa disperare. Ieri, per aver calibrato male noi le poppate, si è svegliato al mattino prima del previsto. Praticamente alle 5 e mezza era già con gli occhi spalancati. Di solito a quell’ora fa la sua poppata dell’alba e poi si mette buono fino alle 8. Ieri no. Ma è colpa nostra che gli abbiamo dato da mangiare troppo tardi la sera e non lo abbiamo svegliato per l’ultima poppata del giorno, prima che si sparasse la ronfata notturna.

Così, all’alba, quando Anna lo ha rimesso nella culla dopo la “colazione”, le ha sganciato un sorrisone espressivo del tipo: “Bene, e oggi cosa facciamo?!”. Così lo ha fatto “giocare” un po’ (cioè lo ha messo sul suo cuscino nel lettone con la schiena un po’ sollevata tenendogli le mani) e poi lo ha rimesso giù.

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Quindici giorni, e di sonno sempre meno (almeno il suo)

Due settimane di gnappo. Il pupo ha cambiato un po’ di ritmi ed è sempre più vorace. Per fortuna di notte si spara almeno 5 ore di sonno dalle 22 circa fino a dopo le 3. Ieri si è fatto un drittone 21.45 – 4.45, mai visto! Finora io e Anna ci siamo dati il cambio. Dopo la poppata delle 10 la spedisco a dormire e resto in piedi io fin verso le 3.30 per eventuali risvegli notturni (che finora non ci sono mai stati). Poi verso le 4 mi addormento io e tiro fino alle 9, 10 o 13… dipende. Insomma il mio sonno non è mancato.

I primi giorni il gnappo dormiva alla grande durante il giorno. Ora invece è sempre più sveglio come un grillo. Poppa a distanza di poche ore (3 se va bene, 2 o 1 e 1/2 se va male) e tiene sempre di più gli occhi aperti. Ovviamente piange. Non troppo, ma piange. Lo prendi in braccio, sembra smettere e poi riprende. Lo metto a pancia in giù sul mio braccio e si tranquillizza un po’ di più. Saranno coliche? Aria nella pancia? Cordone ombelicale che tira? Voglia di rompere i coglioni? Boh!

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Primo giorno a casa, è tutto sotto controllo (speriamo)

Il gnappo e Anna sono tornati a casa ieri mattina dall’ospedale. Il primo giorno è andato bene, tra poppate, nanne e zero cacca. Il peggio è stata la notte. Tra pianti ogni dieci minuti, poppate svogliate e poco sonno. Insomma, praticamente notte in bianco. Vabbé.

Io per fortuna sono riuscito a dormire 3 ore dalle 6 alle 9. Anna neppure quelle. Poi ho fatto un pisolino nel pomeriggio, mentre abbiamo affidato il pupo ai nonni che per fortuna domani torneranno a casa loro (ci hanno dato una gran mano, per carità, Dio li benedica, ma averli tutto il giorno sui piedi, con le loro ansie ogni volta che il gnappo frigna non è il massimo della vita). Anche Anna ha provato a schiacciare un pisolo, ma non è riuscita neanche a prendere sonno. E’ agitata. Ogni tanto piange. E’ normale.

Per me è tutto sotto controllo (o quasi), devo cercare di mantenere io la “barra a dritta”: I miei suoceri invece, più emotivamente coinvolti, a vedere piangere loro figlia già avevano il cuore spezzato e volevano fermarsi a dormire da noi invece che in albergo. “Assolutamente no”, ho detto io tramite l’ambasciatrice. “Grazie e a domani”.

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