Archivi tag: estate

Post vacanze 2015

gnappo e the second sullettoneE anche quest’anno la pratica vacanze l’abbiamo archiviata. E scatta il coretto: “Alleluja allelu-allelujaaa, alleluja, alleluuuu-jaaaa. Alleluja, allelu-allelujaaa, alleluja, alleluuuuu-jaaaaa“.

Come sempre le vacanze sono una bella prova del nove per un papà che, come me, è abituato ad appaltare i figli all’80% (facciamo 90?) alla mamma. Restare h24, 7 su 7 con loro è sempre una bella prova. Divertente anche, ma comunque una prova. E anche quest’anno, non si sa come, l’abbiamo sfangata…

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Post post vacanze 2013

itaca ulisseProva… Unodue, unodue, prova… Sto cercando di capire se dopo 15 giorni di assenza dalla tastiera sono ancora capace di scrivere. Mmm, ok, i tasti sono sempre al loro posto. No, non me li hanno spostati nel frattempo. Ma gli occhi ancora non si sono riabituati bene a leggere le lettere sullo schermo. Devono fare esercizio. Comunque, tutto sommato, pensavo peggio. Certo, le vacanze servono anche a disintossicarsi. Perché il blog a volte è come una droga. Quando non scrivi ti manca. Quando ti capita qualcosa di interessante pensi: “Ecco, questo lo potrei scrivere al mio ritorno”. Poi, puntualmente, quando inserisci lo user e la password e clicchi su “Nuovo articolo”, tabula rasa. Dunque, cosa potrei scrivere di interessante come primo post-post-vacanza? Vediamo.

Adesso quasi mi fa un po’ strano tornare nel mio spazio. In questo bugigattolo virtuale dove infilo pensieri e parole (tante a vanvera, come in questo caso). Però ci sono. Eccomi qui. Sono tornato. Riposato? Mah, non troppo. Abbronzato? Ma manco per sogno, forse ero più abbronzato prima di partire. Ingrassato? Eh bé, sì, un pochino sì. Complice la seconda settimana passata in montagna dai miei, tra uno spiedino, una salamella, un mega gelatone e una polenta, senza contare i pranzi e le cene della mamma. Divertito? Ma sì dai, poteva andare peggio. Il gnappo mi ha fatto tanto ridere. E non mi sono neanche troppo arrabbiato. Cioè, nei limiti del possibile ecco.

Tipo il primo giorno di vacanza. Dopo che ho raggiunto Anna e il nano (cresciuto a dismisura nei suoi primi 15 giorni di vacanza coi nonni e la mamma) e siamo partiti per il mare. Destinazione Lignano Sabbiadoro. Monolocale minuscolo, un umidone che neanche nella foresta pluviale si sente, 100 euro persi subito il primo giorno andando in spiaggia, e una bella litigata di benvenuto con Anna, così, giusto per farle capire che ero tornato. Perché in quelle due settimane passate da solo a casa mi ero quasi disabituato ad avere certi ritmi. Avevo perso l’abitudine. E poi a me il mare non piace. Mi rompo. Così ho pensato bene di fare un po’ di capricci. Tanto per gradire.

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Un post sul nulla, ma rinfrescante

ghiaccioOh, tutti a dire che fa caldo. Embè, è estate no? Dov’è il problema? Facesse caldo verso il 23 dicembre potrei anche capire, ma essendo fine luglio, il dramma sarebbe se facesse freddo. Che poi, continuando a dire che fa caldo, ti viene ancora più caldo. Perché tutti quello che lo dicono, a furia di dirlo, consumano ossigeno ed emettono anidride carbonica nell’aria, contribuendo ad aumentare l’effetto serra e a far venire ancora più caldo.

Io amo il caldo. Quando c’è me lo godo tutto, perché tra un po’ tornerà il freddo. E le giornate si sono già accorciate mannaggia. In questi giorni di solitudine sto cercando di recuperare tutte quelle cose che durante l’anno non faccio. Tipo le flessioni. Ho due tette flaccide che a momenti mi serve il reggiseno e un po’ di piegamenti sulle braccia dovrebbero contribuire a tonificare i tettorali. Ieri 5 flessioni prima di andare a dormire (ah, a proposito, ecco perché non sono riuscito ad addormentarmi facilmente!). Stamattina altre 5. Ci vado piano, già dopo la terza devo sforzarmi tipo Hulk per riuscire a tirarmi su. Ho il fisico da lanciatore di riso ai matrimoni. Io e il fitness siamo due mondi a parte.

Volevo andare a correre. Ma con sto caldo preferirei il pattinaggio sul ghiaccio. Anche il nuoto non sarebbe male, ma mi annoio. In piscina se ci vado, preferisco pucciarmi in acqua e fare al massimo due bracciate. Poi mi rimetto a prendere il sole e a guardare il panorama. Con l’occhio sempre vigile in caso di passaggio accidentale di gnocca, si intende.

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Pensieri estivi, quando la famiglia è in vacanza

la vita è bellaImbarcati. Suocero, suocera, Anna, gnappo. Tutti al mare. Per una decina di giorni. E io, solo soletto, a godermi il caldo nella città che si sta svuotando. Tristezza? Anche no. Perché le due settimane da “senza famiglia”, mi riportano indietro nel tempo. Sono un inguaribile nostalgico a volte. Rivivo le sensazioni di quando ero single, bastavo a me stesso ed attraversavo la fase forse più nichilista e creativa della mia vita. Sì, la solitudine può essere creativa, addirittura poetica. Che poi, dopo un po’, ti rompi anche le scatole se tutta sta poesia non la condividi con qualcuno, ma presa a piccole dosi riscopri quella parte di te che, nel casino di tutti i giorni, rischi di dimenticare.

Il bello di stare da soli è che puoi fare quello che vuoi. Il brutto è che, tutto quello che fai, non lo condividi con nessuno. E, come diceva il protagonista di Into the Wild, “la felicità è reale solo quando è condivisa”. Ma in questi momenti c’è anche Jovanotti che dice la sua: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”. Quindi l’importante è stare bene sempre, sia in compagnia di altri che in compagnia di se stessi. E durante l’anno, i momenti per starsene un po’ da soli non sono tanti. Così prendo la palla al balzo per rituffarmi un po’ nei miei pensieri.

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Quell’irrefrenabile voglia di parchetto

Sandali-alla-schiavaQuando vado al parco vedo diversi papà con i loro figli. Che bravi, mi dico, anche loro qui. Ma perché noi papà andiamo al parchetto? Forse perché vogliamo lasciare tranquilla un po’ la mamma. O magari perché abbiamo voglia di spingere l’altalena e mettere sugli scivoli i loro pargoli. Seee, vabé, e due più due fa cinque. No, il motivo è un altro: al parco c’è gnocca. Soprattutto adesso che è estate ed è via libera per gambe e braccia scoperte, decolleté in vista, sandali, gonne e minigonne, magari con quell’effetto vedononvedo, che è meglio che non vedo, perché se vedo…

Una volta noi papà andavamo in discoteca o nei discopub anni ’90. Oppure il sabato pomeriggio in centro. Adesso, a noi uomini con prole in cerca di belvedere è rimasto solo il parchetto. Per carità, non è che in ogni parchetto per forza ci sia sempre un defilé di stragnocche. Spesso la popolazione over 60 supera quella under 40, anche nelle zone per i bimbi. Ma mediamente qualche mamma, o baby titter sitter piacevole c’è sempre. Così, quando i papà sguinzagliano i nanetti tra altalene, scivoli, giostre e castelli di legno, si può facilmente unire l’utile al dilettevole e rifarsi un po’ gli occhi. Mica c’è niente di male, il piacere rimane estetico. O estatico. Dipende. Honi soit qui mal y pense.

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Un pomeriggio al parchetto, mogli andate in vacanza!

Mi piace uscire da solo con il gnappo e andare a fare il classico giretto pomeridiano. Primo perché sono abbastanza al centro dell’attenzione: sembra che vedere un papà da solo con un bambino piccolo sia più strano che vedere una balena nel Tamigi.

E poi perché, per la prima volta, ieri ho avuto la possibilità di fare l’esperienza della socializzazione al parchetto vicino casa. Il parchetto è un microcosmo interessante dove trovi gente da -3 mesi (cioè donne incinte che passeggiano) ai 90 anni.

C’è di tutto, dagli adolescenti che limonano duro, ai bambini che vanno sull’altalena, agli spacciatori che vendono fumo (no dai, quelli ormai non vanno più al parco). Ma soprattutto ci sono loro, le mamme. E ieri ho avuto il primo contatto con questa  specie antropologicamente interessante: le “mamme da parchetto”.

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