Tre anni di The Second

Caro il mio balosso,

oggi tu compi tre anni. Mi ricordo molto bene quella notte in ospedale. Tu che non ne volevi sapere di uscire. Il parto indotto. Tutto il travaglio dall’inizio alla fine. E poi il cesareo, giusto per non farsi mancare nulla.

Io già da lì ti ho inquadrato sai? Già ho capito di che pasta eri fatto. Una bella pasta, non c’è che dire.

Sai che sono stato io (dopo le ostetriche) il primo a prenderti in braccio? Ti ho fatto subito un bel discorsetto che, mi sembra, non sia servito a molto.

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Andar per mobili

Quando faccio cose coi gnappi, mi ricordo di quando, da piccolo, anch’io “facevo cose” con i miei genitori.

Una di queste era andare il sabato pomeriggio per mobili. Quando c’era da cambiare il divano o il letto mi toccava andare con loro in quei grandi mobilifici lungo le statali (l’Ikea non c’era ancora) e girare tra camerette, soggiorni, cucine ecc. Due palle infinite.

Me li ricordo ancora quei pomeriggi perché avrei preferito andare a scuola anche di sabato pomeriggio piuttosto che girare con loro per mobili. Ognuno ha i suoi shock infantili. Tra i miei c’era questo.

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Father forgets

Riecchime qua. Dopo un mese dall’ultimo post. I giorni passano, il tritacarne gira, e tra un po’ siamo a Natale (ah, non ci sono più le mezze stagioni anche…).

Il freddo intorpidisce i pensieri, anche se di cose ne avrei da scrivere. Ma per scrivere cose sensate dovrei avere un attimo di tregua. Avere la mente sgombra, riuscire a non stramazzare a letto (o sul divano) dopocena. Ma va bene così.

Intanto ho iniziato a leggere un nuovo libro. In questo periodo preferisco leggere che scrivere. L’ho sentito citare da almeno un paio di persone e così, vittima del marketing 1.0 aka “passaparola”, mi sono deciso a comprarlo.

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I capricci di prima mattina

The Second pratoThe Second è una capa tosta. Nei suoi primi (quasi) tre anni di vita ci ha fatto capire di essere un tipetto bello tosto. Un piccolo caterpillar che non va giù tanto per il sottile. E’ sempre mamma-dipendente e quando vuole una cosa fa di tutto per ottenerla.

Non lo freghi (a) quello lì. Ti frega lui. Ti prende e ti gira come un calzino se non stai attento. Sa anche ridere e scherzare, ma quando vuole una cosa lui la ottiene. E tu ti attacchi…

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Una buccia vuota, l’albero di Alba

Bosco di FedeChi legge questo blog da un po’ (e non capita qui per caso solo perché cerca su Google cose sconce su Carolina Benvenga o Fata Ariele) sa che c’è una rubrica a cui tengo tantissimo: il Bosco di Fede.

Non mi ricordo come è nato, ma è un posto sempre bello, tranquillo, tra la luce del sole che penetra tra i rami degli alberi.

Ogni tanto capita qualcuno pianta un piccolo albero. Ed è per me sempre un grande regalo. Perché il bosco vuol dire speranza. Perché mi piace far sentire anche il suono silenzioso di tanti alberi che crescono e non solo di un albero che cade.

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Cars 3, Saetta Mc Queen vince la nostra paura del cinema

[Premessa: questo post era in bozza da più di due settimane. Avrei dovuto pubblicarlo prima. Avevo anche iniziato a scriverlo, poi preso da altre cose, non ci ho più messo mano. Spero non mi skifiate troppo, anche se da ‘ste parti ci sono sempre meno].

Cars 3 film anteprima cinema (1)

Io e il gnappo siamo stati all’anteprima di Cars 3.

E sticazzi, direte voi. E infatti…

Ma, c’è un ma.

E’ da due anni che, invano, cercavo di convincere il gnappo a tornare al cinema. La prima volta  era stata una tragedia purtroppo. Non per il film in sé (eravamo andati a vedere i Minions, mica un film dell’orrore…), ma l’esperienza era stata disastrosa.

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Sul sentiero

sentieroE sono sette. Già. Ci siamo dentro. Siamo entrati nella crisi del settimo anno. Che poi, a ben vedere, se calcoliamo dalla data del primo bacio (quello della festa) saremmo all’undicesimo anno quasi. Ma vabé, gli anniversari non sono mai stati il nostro forte diciamo…

Abbiamo festeggiato il settimo anniversario di matrimonio. Già sette anni che sono volati. Lo abbiamo festeggiato in un altro giorno ovviamente. Perché, come ormai d’abitudine, il giorno esatto eravamo lontani. Ma chìssene…

La cena l’abbiamo fatta il giorno prima, da soli, senza gnappi. Il ristorante era carino, quindi non stiamo a formalizzarci troppo.

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