Archivi categoria: Tagliamoci le vene

Un po’ di pesantezza non fa mai male

Fenomenologia del divorzio, la lettera al de-genero

divorzio dustin hoffman kramerQuando ero in vacanza quest’estate, ho letto per caso la lettera di Annamaria Bernardini de Pace al genero, dal titolo “Caro genero degenerato, vai e non tornare“. Ora, come e perché l’avvocato divorzista più famosa d’Italia abbia avuto due generi kamikaze (uno è Raoul Bova di cui avevo già parlato qui, l’altro è il destinatario di questa lettera) rimane un mistero.

Tu, uomo testosteronico del terzo millennio, sai che vai a sposare la figlia di una che potenzialmente è in grado di levarti pure le mutande in caso di divorzio e che fai? Non solo metti le corna a tua moglie, ma ti metti contro una delle suocere che nessun genero al mondo vorrebbe mai vedere in tribunale. Bhè, non è proprio quella che si dice una volpata, ma per carità, il mondo è bello perché è vario. E poi oh, alla fine è una suocera come tutte le altre, anche se è capace non solo di vincere la causa in caso la separazione non fosse consensuale, ma anche di sputtanarti bellamente sui giornali.

Ed è appunto quello che l’avv. Bernardini de Pace ha fatto agli inizi di agosto chiamando in causa il genero adultero. La sua lettera dice già tutto. Aggiungo solo qualche nota a margine. Giusto per dare il mio punto di vista (assolutamente non richiesto) su un tema che chi legge questo blog sa che mi sta molto a cuore (giusto perché anch’io, da maschio testosteronico e viste le statistiche, per la legge dei grandi numeri, prima o poi ci potrei cadere dentro). Quindi cerco l’effetto catartico parlandone e cercando di chiarirmi le idee.

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Le cose più importanti della vita

into the wildSto scoprendo che le cose più importanti della vita non sono cose. Che i soldi possono aiutare, ma non fanno la felicità. E che anche se mi regalassero tutto l’oro del mondo, o anche il mondo intero, non lo cambierei mai con la vita che mi è stata regalata.

Mi rendo conto che ci sono cose che non si possono comprare: l’amore, la vita, la libertà, la salute, la felicità nostra e quella degli altri. E non possiamo fare granché per meritarcele. Possiamo solo accettarle come un regalo. Sono un dono più grande di noi, che non possiamo nemmeno esigere. Ci arriva gratis e senza poter fare granché per meritarcelo. Tutte le cose più importanti della vita sono gratis.

Sto cercando di impegnarmi a non giudicare, anche se non è facile riuscire a farlo. In fondo siamo tutti minuscoli atomi, tutti parte in un universo infinito. E il bello è che tutto l’universo è racchiuso dentro il nostro atomo. Sto provando anche a condividere le emozioni degli altri: essere felice per la loro gioia e triste per il loro dolore. Tornare poi a guardare la mia vita e constatare che la gioia è più grande di qualsiasi fatica.

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Maturità

maturità 2014Non li invidio, se non per l’età che hanno. Perché la Maturità è una delle prove più difficili che uno studente possa affrontare nella vita. Inizi a rendertene conto verso la fine del penultimo anno delle superiori. Ma è solo un pensiero lontano. Poi arriva il quinto anno e l’ansia inizia a crescere con i mesi che passano. Perché i prof da subito te la menano con la matura. Tutto il programma è finalizzato al mega esame.

Arriva giugno. Sei cotto, ma devi tenere duro. Le prove scritte sono le più difficili. Poi ci sono gli orali, ma già lì inizi a vedere la luce in fondo al tunnel. Anche perché dopo sarà tutto finito e ci saranno finalmente le vacanze, le più spensierate della tua vita. Allora non c’era Facebook e neanche Twitter o Instagram, né i telefonini che facevano i “selfie”. Preistoria. Continua a leggere

R-esistenza

FragoleSono giorni strani questi. Belli, ma strani. Quei giorni in cui provi tante emozioni, tutte diverse. Alcune piacevoli e altre meno. Maggio è sempre stato il mio mese preferito. Le giornate si allungano, la primavera è arrivata da un po’. Sui banchi del supermercato si trovano già le prime pesche. Ma ci sono ancora le fragole, segno che l’inverno è ormai alle spalle.

Si sta sospesi, tra la stanchezza di ogni giorno, il lavoro, lo studio, la mancanza atavica di sonno. Giorni intensi, a volte sulle montagne russe. Gioia, risate, lacrime, entusiasmo, fatica, serenità, paure, tristezza, dubbi, certezze. Mettetele tutte insieme e frullate. Diluitele in 24 ore e agitate, non mescolate.

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Che cos’è la felicità?

che cos'è la felicità pillola rossaHo fatto una chiacchierata con mia sorella, mentre l’accompagnavo in macchina all’aeroporto. Della vita, delle scelte, del rapporto tra noi e i nostri genitori. Mia mamma avrebbe voluto che fossimo stati più vicini a lei e nella stessa città. Posso anche capirla. Ma le scelte sono nostre, non di altri, fossero anche i nostri genitori. E ognuno è giusto che si faccia le sue di scelte.

Probabilmente se l’avessi ascoltata e avessi fatto tutto quello che voleva lei (università vicino a casa, lavoro vicino a casa, vita in casa in “bamboccione style” fino agli -anta) adesso sarei un alcolizzato. Lo penso davvero. Ma per fortuna ho avuto la forza, ma anche la fortuna, di essermi fatto la mia vita, le mie esperienze, anche i miei sbagli. E lo stesso ha fatto e sta facendo mia sorella. E di questo sono felice.

Altri amici hanno fatto scelte diverse. Dopo un periodo lanciati alla ricerca della carriera hanno deciso di tornare a casa, vicino ai genitori, mettendosi a fare figli come conigli, spesso in modalità “famiglia felice”. Ma saranno davvero felici? Dov’è il confine tra la vera felicità e l’illusione o l’autoconvinzione di essere felici?

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Son tutti belli i papà del mondo, affacciati alla finestra

son tutti belli i papà del mondo affacciati alla finestraUna foto vale più di mille parole. Anche se è fatta alla bell’e meglio, con un collage in Paint. (Quella brava con Photoshop è Anna).

Guardavo il gnappino oggi pomeriggio. Affacciato alla finestra. E mi sono ricordato di questa foto, che gli avevo fatto nell’aprile del 2013. Quasi un anno è passato. Undici mesi fa. Ne aveva 15. Adesso sono 26. E niente, mi sono commosso…

Dopo la foto gli sono andato vicino e l’ho abbracciato. Gli ho annusato i capelli. Non voglio dimenticarmi il suo odore di bambino. Lui sta crescendo, anche se con i suoi ritmi che non sono proprio quelli di un centometrista. Ma il tempo passa. Fugit irreparabile tempus.

Mi viene in mente una canzone dedicata alle mamme. Me la cantava la mia da piccolo. E già da allora provavo nostalgia, soprattutto quando arrivava la frase: “E gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano; ma non sfiorirà la loro beltà…”.  Continua a leggere

Caro gnappo ti scrivo

caro figlio ti scrivoCaro gnappo,

          oggi tu compi due anni. Devi sapere che il tempo è relativo. Ad alcuni due anni possono sembrare tanti, ad altri invece pochi. A me il tempo sembra sempre fuggire via troppo in fretta. Non fai “in tempo” (appunto) a goderti un momento, che quello è già passato. Ma è giusto così, altrimenti sai che palle?! Lo scopo del gioco è vivere ogni attimo. Fosse facile.

Due anni. Come dice la mamma è “una bella età”. Lei lo dice perché tu adesso non hai pensieri, sei sempre gioioso e contento. Ridi sempre. Chi ti vede ogni tanto ti chiama il “bambino più felice del mondo”. E in effetti lo sei. Emani felicità. Una felicità contagiosa. Ed essere vicino a te, giocare con te, fare tante cose con te è bellissimo.

Due anni sono sicuramente una bella età. La mamma ha ragione. Ma io ci vedo anche delle piccole responsabilità, che purtroppo o per fortuna, che tu lo voglia o no, ti accompagneranno per tutta la vita. Ogni giorno ci sono nuove cose da imparare, a casa e all’asilo. Ecco, ad esempio andare all’asilo è già una bella responsabilità per te. E quando ci entri tutto felice, magari mano nella mano a qualche tuo amico, è davvero una grande soddisfazione per noi. Ok, ogni tanto piangi perché non vuoi entrare, ma è normale. A tutti capita di avere le balle girate, non ti preoccupare.

Quando ti vengo a prendere ogni tanto (più spesso lo fa la mamma) e ti vedo corrermi incontro felice, mi si apre il cuore. Come quando mi abbracci le ginocchia, magari facendoti un po’ male, perché di corsa ci sbatti contro la testa. Ogni giorno con te è un fantastico giorno. Anche quando fai i capricci perché è la tua giornata no?? Ma sì dai. La pazienza ogni tanto ci scappa, tu ti fai il tuo pianto (com’è difficile far scendere quelle lacrime, sei uno orgoglioso oltre che permaloso!), ma dopo poco torna il sereno. Non sono questi i problemi della vita. In questo ha ragione la mamma: “Due anni sono proprio una bella età”.

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Insonnia, la giornata degli zombie

cinghialeDue ore di sonno, forse meno. E la giornata è ancora lunga. E non so come tenere aperti gli occhi. Ormai solo la rassegnazione e l’assenza di turbamento mi fanno evitare di dare testate contro il muro. L’atarrassia si è impossessata di me. Perché capita, ogni tanto di non dormire. Il perché è presto detto. Siamo andati a cena fuori. E quando vado a cena fuori, di solito non dormo mai bene. Il ristorante era ottimo per festeggiare il nostro anniversario. Un antipasto e un risotto. Più un morellino di scansano in due che non abbiamo neanche finito. Non siamo più gli sbevazzoni di una volta. Il dolce lo abbiamo saltato.

Siamo usciti di casa alle 8.45. Ci mettiamo sempre una vita a prepararci. Ma dopo un paio d’ore al massimo eravamo già di ritorno. Il gnappo alle 11 era a letto. E con i ritmi vacanzieri, visto che l’asilo non è ancora iniziato, è nella media estiva. Al mare andava a letto anche più tardi. La luce in camera l’abbiamo spenta che sarà stata mezzanotte e venti. Ma per addormentarmi ci ho messo un po’. Gira che ti rigira nel letto. Avevo mangiato di più del solito, è normale. C’era il cinghiale della pubblicità che si era messo sopra la pancia. Boh, sarà passata un’ora, forse un’ora e mezza. Non riesco mai a calcolare il tempo che passa quando non prendo sonno. L’unica sarebbe guardare l’orologio del cellulare. Ma evito, sarebbe peggio. Mi metto il cuore in pace. Cerco di non pensare. E aspetto Morfeo. Che arriva esattamente con il primo risveglio del gnappo.

Le 2:34. Mi alzo, vado in camera sua. Gli do da bere e visto che mi dovevo alzare alle 7 mi metto direttamente con la brandina in camera sua. Per evitare di fare avanti e indietro tra le due camere. Riprendere il sonno non è facile. Mi ci vuole sempre un po’. Col gnappo che fa casino (ronfa e sgrufola come il cucciolo del cinghiale che avevo sulla pancia) l’impresa si complica.  E se poi ci penso, ancora di più. Comunque lui alle 3 e mezza lui si risveglia, in un pianto disperato. Per calmarlo è bastato uno shhhh, forse accompagnato da una carezza sulla schiena. Non ricordo.

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Ama, e fa’ ciò che vuoi

0297Tre anni. Pochi, pochissimi, o già abbastanza. Forse tanti. Dipende dai punti di vista. Anna ed io (volevo scrivere io e Anna, ma mi accorgo che mi metto sempre al primo posto, così inverto gli addendi, anche se c’è il rischio di leggere Anna e Dio, no è “Anna eD io”) ci siamo sposati tre anni fa. Mi sembra una vita. E invece sono solo (o già) tre anni. Non saprei fare una classifica dei giorni più belli della mia vita. Ogni giorno ha qualcosa di bello, per il solo fatto di esserci. (Sono in mood positivo, che palle, lo so, ma poi mi passa, tranqui…).

Comunque il giorno del nostro matrimonio è stato per me uno dei giorni più belli. E riguardare le foto di quel giorno mi fa bene. Domani andremo a cena a festeggiare. Col gnappo anche. Che in questi giorni è un vero cinema. Fa le facce. Fa lo scemetto. Una sagoma.

Oltre alle foto ho riletto il discorso che avevamo preparato. Un pistolotto da leggere agli invitati. L’idea era venuta a me. Mi sembrava giusto dire due parole. Ma non al ristorante in mezzo al casino. In chiesa, davanti a tutti, zitti, seduti e accaldati (c’erano 40 gradi, effetto forno). E’ a quattro mani. Io l’ho impostato, poi lei si è inserita con delle aggiunte. Lo abbiamo letto insieme,  a due voci, dividendoci i paragrafi. E’ stata una cosa carina.

L’ho riletto adesso. E mi ha fatto piacere. Regge anche dopo tre anni. E spero reggerà per tanti anni ancora. Una settantina almeno. Siamo ottimisti. Lo metto qui, in punta di piedi (o in punta di tastiera). Perché è un ricordo un po’ intimo, ma che mi fa piacere condividere. E’ un po’ bigotto in alcune parti, ne sono consapevole. Le parti bigotte sono mie. Insomma, mica potevo gridare “sesso, droga e rock ‘n roll” o “w la gnocca” in chiesa! Però sono tutte cose sentite, anche se magari in modo diverso, e vere. Continua a leggere