Archivi categoria: Tagliamoci le vene

Un po’ di pesantezza non fa mai male

Il male esiste. La teodicea spiegata a mio figlio

Michelangelo,_Fall_and_Expulsion_from_Garden_of_Eden_00Succede così. Quando il gnappo si fa male se la prende con me. Ci mette un secondo a realizzare cosa è successo e poi all’inizio fa finta di nulla. Poi quando gli chiedo se si è fatto male inizia a piangere. Ma più dalla rabbia che dal dolore.

Poi si scaglia contro di me. Inizia a picchiarmi e a gridarmi “vai via!”. Anche se è lui che viene da me e non sono io ad andare da lui. Non riesco quasi mai a farlo smettere. Anzi, più gli chiedo se si è fatto male o cerco di alleviare il suo dolore lui si arrabbia ancora di più.

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Coming out

post it casa di giuliettaPrima di tutto grazie. Grazie a chi mi ha scritto, commentando o scrivendomi una mail, dandomi il suo punto di vista. Sapere come la pensano gli altri mi aiuta sempre molto, anche se poi ogni decisione è comunque personale.

Sono partito parlando di una scelta sulla mia partecipazione a un programma tv e siamo andati giustamente a finire sull’argomento “dire ad Anna del blog o no”. Le due questioni infatti, anche se diverse, erano abbastanza legate.

I commenti, su quest’ultimo dubbio erano tutti concordi. Meglio condividere con la persona a me più vicina che tenersi il diario “segreto” per sé. Nel week end ci ho pensato e mi sono deciso. Prima o poi, comunque, volevo dirglielo. Non mi volevo portare questo mio spazio personale (anche se condiviso con l’universo-mondo) nella tomba. Non sapevo quando, ma doveva succedere.

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Fenomenologia del divorzio, la lettera al de-genero

divorzio dustin hoffman kramerQuando ero in vacanza quest’estate, ho letto per caso la lettera di Annamaria Bernardini de Pace al genero, dal titolo “Caro genero degenerato, vai e non tornare“. Ora, come e perché l’avvocato divorzista più famosa d’Italia abbia avuto due generi kamikaze (uno è Raoul Bova di cui avevo già parlato qui, l’altro è il destinatario di questa lettera) rimane un mistero.

Tu, uomo testosteronico del terzo millennio, sai che vai a sposare la figlia di una che potenzialmente è in grado di levarti pure le mutande in caso di divorzio e che fai? Non solo metti le corna a tua moglie, ma ti metti contro una delle suocere che nessun genero al mondo vorrebbe mai vedere in tribunale. Bhè, non è proprio quella che si dice una volpata, ma per carità, il mondo è bello perché è vario. E poi oh, alla fine è una suocera come tutte le altre, anche se è capace non solo di vincere la causa in caso la separazione non fosse consensuale, ma anche di sputtanarti bellamente sui giornali.

Ed è appunto quello che l’avv. Bernardini de Pace ha fatto agli inizi di agosto chiamando in causa il genero adultero. La sua lettera dice già tutto. Aggiungo solo qualche nota a margine. Giusto per dare il mio punto di vista (assolutamente non richiesto) su un tema che chi legge questo blog sa che mi sta molto a cuore (giusto perché anch’io, da maschio testosteronico e viste le statistiche, per la legge dei grandi numeri, prima o poi ci potrei cadere dentro). Quindi cerco l’effetto catartico parlandone e cercando di chiarirmi le idee.

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Le cose più importanti della vita

into the wildSto scoprendo che le cose più importanti della vita non sono cose. Che i soldi possono aiutare, ma non fanno la felicità. E che anche se mi regalassero tutto l’oro del mondo, o anche il mondo intero, non lo cambierei mai con la vita che mi è stata regalata.

Mi rendo conto che ci sono cose che non si possono comprare: l’amore, la vita, la libertà, la salute, la felicità nostra e quella degli altri. E non possiamo fare granché per meritarcele. Possiamo solo accettarle come un regalo. Sono un dono più grande di noi, che non possiamo nemmeno esigere. Ci arriva gratis e senza poter fare granché per meritarcelo. Tutte le cose più importanti della vita sono gratis.

Sto cercando di impegnarmi a non giudicare, anche se non è facile riuscire a farlo. In fondo siamo tutti minuscoli atomi, tutti parte in un universo infinito. E il bello è che tutto l’universo è racchiuso dentro il nostro atomo. Sto provando anche a condividere le emozioni degli altri: essere felice per la loro gioia e triste per il loro dolore. Tornare poi a guardare la mia vita e constatare che la gioia è più grande di qualsiasi fatica.

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Maturità

maturità 2014Non li invidio, se non per l’età che hanno. Perché la Maturità è una delle prove più difficili che uno studente possa affrontare nella vita. Inizi a rendertene conto verso la fine del penultimo anno delle superiori. Ma è solo un pensiero lontano. Poi arriva il quinto anno e l’ansia inizia a crescere con i mesi che passano. Perché i prof da subito te la menano con la matura. Tutto il programma è finalizzato al mega esame.

Arriva giugno. Sei cotto, ma devi tenere duro. Le prove scritte sono le più difficili. Poi ci sono gli orali, ma già lì inizi a vedere la luce in fondo al tunnel. Anche perché dopo sarà tutto finito e ci saranno finalmente le vacanze, le più spensierate della tua vita. Allora non c’era Facebook e neanche Twitter o Instagram, né i telefonini che facevano i “selfie”. Preistoria. Continua a leggere

R-esistenza

FragoleSono giorni strani questi. Belli, ma strani. Quei giorni in cui provi tante emozioni, tutte diverse. Alcune piacevoli e altre meno. Maggio è sempre stato il mio mese preferito. Le giornate si allungano, la primavera è arrivata da un po’. Sui banchi del supermercato si trovano già le prime pesche. Ma ci sono ancora le fragole, segno che l’inverno è ormai alle spalle.

Si sta sospesi, tra la stanchezza di ogni giorno, il lavoro, lo studio, la mancanza atavica di sonno. Giorni intensi, a volte sulle montagne russe. Gioia, risate, lacrime, entusiasmo, fatica, serenità, paure, tristezza, dubbi, certezze. Mettetele tutte insieme e frullate. Diluitele in 24 ore e agitate, non mescolate.

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Che cos’è la felicità?

che cos'è la felicità pillola rossaHo fatto una chiacchierata con mia sorella, mentre l’accompagnavo in macchina all’aeroporto. Della vita, delle scelte, del rapporto tra noi e i nostri genitori. Mia mamma avrebbe voluto che fossimo stati più vicini a lei e nella stessa città. Posso anche capirla. Ma le scelte sono nostre, non di altri, fossero anche i nostri genitori. E ognuno è giusto che si faccia le sue di scelte.

Probabilmente se l’avessi ascoltata e avessi fatto tutto quello che voleva lei (università vicino a casa, lavoro vicino a casa, vita in casa in “bamboccione style” fino agli -anta) adesso sarei un alcolizzato. Lo penso davvero. Ma per fortuna ho avuto la forza, ma anche la fortuna, di essermi fatto la mia vita, le mie esperienze, anche i miei sbagli. E lo stesso ha fatto e sta facendo mia sorella. E di questo sono felice.

Altri amici hanno fatto scelte diverse. Dopo un periodo lanciati alla ricerca della carriera hanno deciso di tornare a casa, vicino ai genitori, mettendosi a fare figli come conigli, spesso in modalità “famiglia felice”. Ma saranno davvero felici? Dov’è il confine tra la vera felicità e l’illusione o l’autoconvinzione di essere felici?

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